mercoledì 5 aprile 2017

Un'esperienza autentica

Di solito si torna in un luogo che ti colpisce: era il nostro secondo incontro con questa zona desertica. Un deserto di sabbia chiarissima, ma arricchito dalla vegetazione spontanea, nata grazie alle copiose piogge di questa inusuale stagione. Piccole oasi, piccoli bacini improvvisati e ricolmi di un'acqua trasparente, che si schiarisce al contatto con i dorati granelli di sabbia e si illumina al rifrangersi dei raggi solari.


 
Non era la solita escursione, eravamo alla ricerca delle "Rose del deserto".  Non fioriscono né appassiscono, ma al pari di un fiore vero hanno bisogno della presenza di acqua. Sembrerebbe proprio un fiore nato nella sabbia, tra le dune multiformi, con i suoi petali piatti e allungati e la tipica colorazione che sfuma dall’arancione al giallo-ocra. In realtà, si tratta di un aggregato di cristalli lamellari di gesso con inclusioni di sabbia che si origina unicamente in condizioni ambientali e climatiche ben precise.

 
Complice la piacevolezza climatica, ci siamo lasciati coccolare dalla brezza del vento e abbiamo appena spolverato la superficie sabbiosa di alcune dune per raccogliere alcune rose in formazione.
 
 
Ci siamo spostati di poco, lasciando il nostro bottino al riparo, per osservare un allevamento di cammelli in lontananza.

 

Ormai il nostro "saccheggio" era terminato e stiamo per riempire il portabagagli delle macchine, quando un saudita si apposta e ci chiede se fossimo interessati al fiore per eccellenza. Lo rassicuriamo, dicendogli di aver trovato le rose, quando ci spinge a seguirlo con le macchine. Siamo tutti un po' perplessi, ma ci lasciamo convincere dalla sua sorridente insistenza! Ci mettiamo al suo seguito, fin quando non troviamo dei cammelli che ci attraversano amichevolmente la strada...
 
 
Allora lui scende e si avvicina con estrema naturalezza, ci spiega che fanno parte del suo personale allevamento.
 
Ma la meta non è ancora raggiunta, a poca distanza in pieno deserto, parcheggiamo e siamo colpiti da queste rocce petaliformi bellissime. La forma stagliata e ben definita non aveva nulla a che vedere con le precedenti.

Grazie Hamad di averci portato in un luogo così magico. Il cielo si colora pallidamente di tramonto, sullo sfondo si intravedono altri cammelli, l'ocra delle rose sul verde della vegetazione spontanea, la brezza che ci culla.
 


In una non semplicissima comunicazione, Hamad spiega di essere un insegnante di arabo, ma che ama allevare cammelli.
Ci racconta di averne accudito uno sin dai primi giorni dopo la nascita, di averlo nutrito di latte per aver perso la madre. Gli chiede di avvicinarsi e approcciarci, docile e mansueto. Con un gesto gli fa capire di chinare il capo, così che possiamo accarezzarlo. Un'esperienza che racchiudeva in sé tutta la dolcezza e la ricchezza contenutistica di questo rapporto.


No, non uno sceicco, un uomo, un uomo qualunque in un mondo fuori da ogni confine, che alza lo sguardo al cielo e sente una ricchezza immensa.
 
 
Infine ci invita a proseguire il percorso, a raggiungerlo dove fisicamente si trovano i recinti dell'allevamento. Siamo ancora osservatori attenti ed incuriositi: in un angolo una mamma che allatta il suo cucciolo,

 
all'interno del recinto il cammello bianco, quello raro e costoso,
 
e poi le casette in legno, poste su un piano rialzato per non essere sommerse dalla sabbia.
 
 
Tutto intorno sembrano i fotogrammi di un vecchio ed affascinante film.


 
Ancora un regalo: si avvicinano con una grande ciotola contenente latte caldo, appena munto, ricco di schiuma. Noi donne, un po' più guardinghe rispetto all'eventuale carica batterica che avrebbe potuto contenere ci siamo astenute, ma i nostri coraggiosi uomini si sono avventurati nella degustazione, affermando di aver trovato questa esperienza davvero piacevole!
 
 
Hamad ci apre anche la sua tenda, e lega i tessuti alle estremità laterali. Si entra in questo salotto ricco di tappeti e divanetti dalla tipica tappezzeria rossa a motivi geometrici e con tanto di televisione (al di sotto della copertura plastificata).
 
 
E, più al riparo, l'angolo cucina, dove ci sono i fornelli elettrici, ma anche il più classico camino, dove poter mettere la legna e accendere il fuoco. A vista c'è il mortaio per pestare i chicchi di caffè, ma sullo scaffale non mancano tè e spezie!
 
E' ora di congedarci e veniamo invitati a tornare per trascorrere un camping più rilassato!
Essere destinatari di tanta generosa ospitalità ci riempie di gratitudine. Siamo ospiti, ma anche parte di questa cultura affascinante che ama disvelarsi!  
 

2 commenti:

  1. Ciao Chiara leggo con piacere e interesse i tuoi racconti di vita vissuta in un paese così diverso dalle nostre radici.Le tue scritture rilasciano sempre emozioni intense e delicate nella stesso tempo.
    Brava Chiara, continua ti aspetto alla prossima pubblicazione!Un forte abbraccio a voi.M.G.

    RispondiElimina
  2. Grazie Maria Grazia! Il nostro è un percorso a due, ma sempre prolungamento di un passato e apertura di questo mondo così diverso anche agli altri. Grazie per l'interesse e la curiosità che riservi a questa lettura! Un abbraccio anche a te! C&A

    RispondiElimina