giovedì 15 giugno 2017

Giugno: un mese singolare per il calendario saudita!

Quando cominci a vedere i gradi aumentare vertiginosamente capisci che è giugno...

Non è ancora il caldo umido di agosto (mi dicono!), ma all'esterno è difficile resistere! Lo sanno bene le piante che, nonostante la caparbia irrigazione, tendono ad appassire e seccarsi. Potete facilmente immaginare che è difficile incontrare donne in giro, costrette sotto abaya e niqab a soffrire rivoli di sudore.
Giugno segna spesso anche uno spartiacque per l'intero anno: per le famiglie di expat significa spesso decidere se proseguire la propria avventura in terra saudita oppure cambiare rotta, rientrando in patria o volgendo verso altri lidi. Ovviamente la scelta ricade su questo mese perché coincide con eventuali iscrizioni che agevolano la ricollocazione anche dei figli nei nuovi istituti scolastici. Quindi si trasforma, spesso, nel mese dei saluti degli incontri nati per caso dall'altra parte del mondo. Mi piace parlare di incontri, ci si stringe in amicizie che diventano, per un tratto di strada comune,  i tuoi riferimenti.

Ed è così che si moltiplicano i masalama party, le feste di saluto, di congedo da quella famiglia.


Spesso si ricrea l'atmosfera arabeggiante che ci si lascia alle spalle, quel paese in cui, una volta ottenuto l'exit visa, ovvero il documento di uscita definitivo, non è più possibile rientrare. E mi fa strano pensarlo soprattutto per coloro che qui hanno trascorso tanti anni di vita, che hanno visto nascere e crescere i propri figli, eppure lo status non cambia, non è possibile affondare radici. Allora masalama diventa un arrivederci, ma non nello stesso posto in cui ci si è conosciuti, ma in un qualsiasi altro luogo. E' una situazione davvero sui generis che rende tutti questi rapporti intensi, nel momento in cui si nascono legami, nel momento in cui ci si appassiona all'altro, alla sua diversità, personale o culturale, e poi li rende precari, fuggevoli. Per me è stata occasione di un lungo meditare, perché spesso ti inebri della bellezza altrui, ti lasci affascinare da alcune personalità e allo stesso tempo ti condanni a soffrirne. E' che l'accento è ancora più marcato sul qui ed ora, del godere di un tuffo in un'empatia a termine, in un dialogo appassionato, in una cena etnica, in un ballo esotico. Cosa ti lascia se non uno scambio, un ricevere gratuito, ma costruttivo, che comunque ti arricchisce e ti apre a nuovi orizzonti!

Quest'anno giugno ha, inoltre, coinciso con il Ramadan. Il mese che precede la settimana di Eid, durante il quale tutti i musulmani sono chiamati a digiunare nelle ore del giorno fino al richiamo della preghiera serale.

Tutto ciò ha un pesante risvolto sull'organizzazione logistica della vita del paese. Significa che tranne i supermercati aperti di mattina, gli altri negozi aprono, Inshallah, nel primo pomeriggio e poi alle nove di sera. Questo significa che se hai un appuntamento per una visita medica, ti recherai in ospedale a notte inoltrata!
Uno stravolgimento a cui si fa fatica ad abituarsi. Nonostante  il caldo cocente, è comunque chiesto a tutti di rispettare l'astensione a mangiare o bere in pubblico.
E' così che ci siamo ritrovati per strada a fare un po' di shopping in tarda serata con mio marito, imbattendoci in un meraviglioso e coloratissimo negozio tradizionale,



con tanto di cammello a dondolo!


In questo ricalcolo dei ritmi quotidiani ai musulmani è riconosciuto un orario lavorativo ridotto, permettendogli di riposare e non affaticarsi troppo, visti la mancata idratazione ed il prolungato digiuno. Il tramonto è segnale di ripresa di vita. Quando il sole comincia a calare ed il suono della preghiera richiama i fedeli, è possibile interrompere il digiuno, tradizionalmente con datteri e caffè.

Il cielo comincia ad oscurarsi, le luci si accendono, nei centri commerciali, lungo le strade, nel patio delle case.


E poi può avere inizio l'Iftar, il banchetto, spesso luculliano, della festa. Condiviso in famiglia, in casa, o nei locali addobbati a festa.

martedì 6 giugno 2017

Uno stop "mordi e fuggi" nella capitale

Il percorso prosegue verso la capitale, ad un centinaio di chilometri dagli "hidden canyons", Riad. La nomea di questa città non era delle più rosee: una città dai rigidi costumi e trafficatissima. Chissà, forse abbassare le aspettative aiuta a sentirsi gratificati dal poco che si incontra... Il caldo della città ci è sembrato più sopportabile per la ridotta percentuale di umidità, piuttosto verde rispetto alle città della Eastern Province ed il traffico nulla di mostruoso rispetto alle maldestre attitudini alla guida dei nostri locali.
Arriviamo in serata e decidiamo di goderci un po' di vita notturna. Già al calare del sole, gli altissimi grattacieli avanguardistici cominciano a colorarsi di luci. Le luci sono ovunque: lungo le strade, tra i rami degli alberi, ad accendere le insegne di negozi e locali. E' tutto uno sfavillio.


Avevo letto di un evento che avrebbe portato aspetti della cultura giapponese in esposizione a Riad.


Per due appassionati di Giappone l'evento suona davvero allettante. Eppure non è stata soltanto la mostra ad attrarci, ma soprattutto la curiosità di conoscere il centro culturale che l'avrebbe ospitata.  Un grande edificio molto curato, pullulante di gente, che nonostante un ingresso separato per genere, si ritrova all'interno del grande androne per girare ed immortalare con un selfie i vari stand.
 
 
Il respirare questo fermento, vedere tanta gente curiosa di conoscere l'altro da sé, è seme di una voglia latente di apertura. Sono stati chiamati artisti ad esibirsi, sono stati chiamati stilisti a presentare i loro kimono, i loro tessuti, sono stati chiamati abili realizzatori di origami, e simil geishe a far conoscere i passaggi della meravigliosa cerimonia del te'. Si respirava curiosità, voglia di conoscere: le donne accanto ai kimono, i bambini ad osservare la creazione degli origami, giornalisti che davanti ad una telecamera improvvisano un set per intervistare i protagonisti della serata. 
 
 
Torniamo in centro città, quasi accecati dai colori sgargianti della notte. Ne approfittiamo per andare da Eataly in una delle strade più trendy, piena di locali, di donne eleganti sotto un abaya che si comincia a profilare semi aperto!
Nel girovagare notturno, scorgiamo in lontananza l'Al Faisaliyah Center da una piazzetta non molto distante.
Ed eccoci di nuovo in questo miscuglio di modernità e tradizione, di futuristico e ancestrale: famiglie raccolte nel parco, intente ad acquistare dai truck che vendono cibo da strada, pronte per il loro picnic, come da consuetudine beduina. E allora viene steso il tappeto, appoggiati i cuscini per adagiarcisi ed il cibo è pronto per essere condiviso da tutti i familiari.
Lo spettacolo più colorato ce lo regala la nostra stanza di albergo. Stanchi, ci dilettiamo a scorrere visivamente lo sfumare delle luci della Kingdom Tower.
Al giorno seguente abbiamo dato un taglio socio-culturale, andandocene per musei che ospitano aspetti di storia e cultura saudita. Raggiungere questi musei ci ha permesso di intravedere antichi quartieri di case di fango color giallo ocra, decadenti e coperte di fascinosi anni di vita passati.
 
Ci apprestiamo ad acquistare i biglietti di ingresso al Masmak Fort, quando ci informano che l'ingresso è gratuito, accogliendoci con un caloroso benvenuto e suggerendoci la direzione da seguire per l'intero percorso. Costruita nel 1865, la fortezza nasce a scopo difensivo e passa attraverso il possesso di sultani diversi. E' solo nel 1980 che viene ristrutturata ed entra a far parte del King Abdulaziz HIstorical Centre.


Ospita al suo interno anche una moschea ed un pozzo. I soffitti sono coperti da foglie di palma dipinte, così come tutte le porte comunicanti del labirinto di stanze e cortili. Inoltre, il museo offre una mostra di armi antiche, costumi e manufatti agricoli.
 
 
Abbiamo trovato molto interessante una raccolta fotografica della vita che si svolgeva, inizio Novecento, all'interno del souq, non lontano dal forte,
 
e soprattutto l'immagine che racconta di dentisti che operano in spazi all'aperto con strumentazione davvero rudimentale!
Da un museo all'altro, arriviamo al più noto Museo Nazionale, costruito nel 1999 e diviso in 8 grandi sezioni espositive. Il concetto didattico alla base di questo museo è in parte diverso dal classico approccio tradizionale. Si dà minore enfasi a singoli oggetti di valore, presi nella loro unicità, tanto che non si distinguono le copie dagli originali. L'idea, infatti, è quella di non focalizzarsi sul singolo pezzo, piuttosto su ciò che quello che l'oggetto rappresenta, come esemplificativo ai fini della spiegazione di un concetto più ampio.
Si viene immediatamente colpiti dal frammento di un meteorite, ritrovato nel deserto di Rub al Khali, che apre la sezione dedicata all'Universo, al sistema solare, alle placche tettoniche, la geologia e la geografia della penisola araba  e lo sviluppo di flora e fauna.


Include anche degli scheletri di dinosauro.


Si passa poi ad una sezione dedicata alla storia dei diversi regni che hanno costituito l'Arabia Saudita identificandoli in tre età diverse.
Nel percorso si incontra poi una galleria dedicata all'Era Preislamica, intorno al 400 a.C., e l'accento è posto sui numerosi reperti di evoluzione negli scritti e nella calligrafia. E quindi l'era del profeta Maometto, con illustrazione della sua vita e della sua missione. E poi ancora l'influenza dell'Islam sull'Arabia Saudita ed il susseguirsi del Primo e Secondo Stato Islamico fino all'Unificazione. L'ultima immensa galleria è dedicata all'Hajj (al pellegrinaggio) e alle due Moschee Sacre (di Mecca e Medina).     
Al termine della nostra esplorazione ci dirigiamo verso il bar per prendere qualcosa da bere, ma l'inserviente non era al bancone e così ci cominciamo a guardare intorno. Anche una signora saudita si avvicina e trova l'inconveniente spiacevole, comincia ad informarsi e a sollecitare in arabo che qualcuno venga ad offrire il servizio. E' molto gentile con noi e si scusa per l'accaduto. L'incontro è valso a scambiare due parole. Informandoci delle reciproche città di provenienza, ad un certo punto ci guarda e ci confessa di provare un po' vergogna, perché nonostante fosse di Riad era la sua prima visita al museo. Ci spiegava di essersi resa conto dell'importanza del luogo solo dopo che la sorella era stata in visita con una delegazione di un'università londinese: poche parole ancora una volta esemplificative della nostra distanza culturale!
Ci rimettiamo in cammino, pensando che avremmo ancora un bel paesaggio da osservare, magari con una piacevole musica di sottofondo. Pochi chilometri più avanti, invece, ci aspetta una tempesta di sabbia che invade la strada e rende problematica la visibilità.

Alla scoperta di un luogo nascosto

Mi capita di frequente di sentir descrivere il paesaggio saudita come un monotono deserto sabbioso. E sebbene sia d'accordo che il deserto la fa da padrone incontrastato, soprattutto nella regione dove risiedo, sono rimasta sorpresa da moltitudini di forme e colori che il paesaggio assume. Un viaggio "on the road", quasi cinque ore di macchina e la carreggiata costeggiata solo da sabbia.
Voglio lasciar parlare le foto: le dune, le conformazioni rocciose, la sabbia che invade l'asfalto, i cammelli, il treno merci solitario, il susseguirsi prospettico dei tralicci della corrente elettrica, gli improvvisati bacini d'acqua, la rada vegetazione... ripercorrete insieme a me quella strada, poco sinuosa, godete del panorama e della sua ricchezza.








 
 
 
La nostra meta era un luogo poco conosciuto, poco pubblicizzato, nella zona di Al Dulum, a circa 130 chilometri dalla capitale Riyadh, definito come "Hidden canyons", già il nome li definisce "nascosti" agli occhi degli improvvisati turisti che vorrebbero conoscere e magari celebrare qualche bellezza naturalistica. Sempre dal nome c'è un rimando agli scenari naturalistici dell'Arizona. Abbiamo deciso di congelare le nostre aspettative fin quando non saremmo arrivati sul posto.
Mio marito registra le coordinate, non sappiamo se il navigatore sarà in grado di guidarci sino al luogo desiderato. In effetti arriviamo al punto di arrivo, ma nulla si manifesta alla nostra vista. Poco più avanti due indiani, ci fermiamo e proviamo a chiedere informazioni, ma anche loro si sono persi in  questo nulla. Nessuna indicazione stradale, solo un cenno di probabilità che forse il luogo di cui tutti eravamo alla ricerca si sarebbe trovato più all'interno, avventurandosi con la macchina lungo una strada che avrebbe potuto presentare problemi di percorrenza e con una debole presenza di segnale gps. Rischiamo, ci avventuriamo solo per un breve tratto ed invece approdiamo fieri sul luogo scelto.


Da subito abbiamo goduto di questo luogo incantato, di queste rocce tagliate in profondità tra le quali si è raccolta la copiosa acqua piovana di quest'anno e che, altrettanto velocemente, si prosciugherà con l'arrivo della torrida stagione estiva.


Intorno a noi altri expat e pochi sauditi, i ragazzi coraggiosamente salgono ai livelli più alti per poi tuffarsi nelle piccole insenature e rientrare dopo poche bracciate.
Osserviamo abbagliati quell'acqua verdastra che si arricchisce del riverbero dei raggi e risplende nella sua brillantezza.


Come una crepa tra i tagli netti e simmetrici, forse smussati solo dalle intemperie, ci facciamo strada, inerpicandoci e scendendo i gradoni, in questo zigzagare.


Il paesaggio è davvero brullo, pochi ciuffi di erbe selvatiche e piccoli alberi frondosi, alla cui ombra regalano una breve sosta dalla calura. 




Ci siamo arricchiti di un'altra avventura, la nostra curiosità ci ha spinti a vedere oltre il paesaggio monotono nell'eterogeneità dei colori, nella lenta metamorfosi che si crea e a volte impercettibile. La capacità di cogliere il dettaglio, talvolta di fermare la macchina e osservare, semplicemente osservare nella solitudine del deserto silenzioso.