lunedì 10 aprile 2017

Sulle tracce di un'eredità culturale

Ormai è ufficiale, io e mio marito ci sentiamo un po' la "crazy couple", anche questa volta alla ricerca di un'esperienza autentica, volta a conoscere la storia e le tradizioni del territorio dove viviamo. Abbiamo partecipato all'Eastern Province Heritage Festival, ovvero alla manifestazione volta a raccogliere il patrimonio storico-artistico di questa regione dell'Arabia Saudita, a mio avviso poco pubblicizzata e poco partecipata dagli expat... davvero un peccato.

Siamo su una grande piazza fronte mare a Dammam, il sole è appena calato e si accendono una moltitudine di luci a dare il benvenuto.


Da subito un po' di chioschi dove degustare il tè e starsene rilassati sui divanetti, a far da scenario l'immensa teiera smaltata!


C'è una folla di gente immensa e piacevole, ci riconoscono "diversi", ci invitano a vedere, ad approssimarci, a fare foto, a cogliere i dettagli. E' stato ricostruito tutto intorno ad un grande palazzo dallo stile coloniale, un grande villaggio. Al centro, al posto della piazza, un grande palco, su cui sono puntate tutte le luci per dare vigore alle danze popolari.

 
Protagonisti i più piccoli, sorridenti e vivaci, che prendono anche posa per noi.

 
E poi gli adulti: un immenso gruppo di uomini che, da quel poco che riusciamo a comprendere, stanno inscenando un episodio religioso tratto dal Corano.
 
Alcuni hanno scelto di aprire le porte del loro passato, ci spiegano che hanno recuperato quegli oggetti dai propri bisnonni e li hanno portati per condividere e riportare memoria di come fossero arredati gli ambienti. Ovviamente ricordano l'essenzialità di una vita che appartiene anche al nostro passato, alcuni oggetti mi ricordano quelli che appartenevano ai miei avi.
 
Orgogliosi ci mostrano una collezione di monete... Mohammed mi dice che si tratta una collezione privata della sua famiglia, lasciata in eredità dal suo bisnonno e, mentre osserviamo alcune banconote provenienti da tutto il mondo, arriviamo alle nostre mille lire. Ci sorprendiamo ed insieme ci facciamo una risata!
E poi c'è tutta un'area molto interessante creata per dare voce all'arte.
Ci sono dei pittori che stanno dipingendo, le loro tele, i loro volti sognanti e concentrati, i loro colori,e noi spettatori di una magia che prende forma. Parlo di magia, perché mi piace sottolineare quanto questa società sia ancora culturalmente lontana da queste forme di espressione, di quanto sia estremamente dirompente questa voglia di andare oltre, manifestandola e decidendo di condividerne anche il momento "creativo".

Ma è arte, di non minore importanza anche tutta quella che segue.
La ceramica con le sue creazioni grezze, le sue anfore, spesso traforate.

 
Magiche, nella notte, le luci dei portacandele.
 

Ci meraviglia vedere dei fischietti, quelli che ricordano la ceramica tradizionale pugliese. Ci spiegano che occorre inserire un po' di acqua all'interno e il fischio che produce è davvero simile al cinguettio di un uccello.
Ma l'uccello rappresentato è bellissimo e facilmente avvistabile in Arabia Saudita: rappresenta un'upupa, un uccello non molto grande, dal becco aguzzo leggermente incurvato e che sul capo porta un ciuffo a ventaglio. E' di colore marroncino con striature bianche e nere sulla coda.
Altra forma di arte, che ormai ci appassiona, è l'intaglio del legno. Quest'arte non dà solo forma ad oggetti scultorei particolari, ma si utilizza anche per decorare portali, con un lavoro manuale minuziosissimo, che può durare anche mesi.


Ed infine il mare e tutto ciò che è parte del mondo navale: barche in miniatura, gabbie e ceste, corde e reti per la pesca, rigorosamente intrecciate a mano.


Ad un certo punto, intorno ad una bottega, vediamo una calca di gente, non si capisce attratta da cosa. Proviamo a chiedere e come d'incanto ci fanno spazio e ci esortano ad osservare! C'è un uomo che sta aprendo delle conchiglie, quelle preziose, all'interno delle quali potrebbero celarsi delle perle.  Sono tutti attenti e partecipi dell'agognata scoperta!
 
In fondo è vero, le perle naturali che si possono trovare in queste acque sono bellissime, rifinite, lucenti. L'arte di crearne gioielli preziosi è davvero antica e raffinata.

Una serata davvero interessante e, nonostante fossimo i "diversi", abbiamo percepito un grande e accogliente entusiasmo. E' emersa una società attenta a non dimenticare le proprie radici, ma che utilizza in modo sfrenato la modernità. Social e tradizione "a braccetto": mio marito è finito intervistato su Snapchat e nessuno degli artigiani aveva un biglietto da visita cartaceo, ma era pronto a fornire il proprio profilo Instagram, con il book fotografico delle proprie creazioni.
Ancora una volta siamo tornati a casa con lo zainetto più carico: del calore con cui ci hanno accolti, del loro orgoglio nel raccontarci del loro passato, della sorpresa con cui ci hanno visti partecipi, come loro, di questo festival.

mercoledì 5 aprile 2017

Un'esperienza autentica

Di solito si torna in un luogo che ti colpisce: era il nostro secondo incontro con questa zona desertica. Un deserto di sabbia chiarissima, ma arricchito dalla vegetazione spontanea, nata grazie alle copiose piogge di questa inusuale stagione. Piccole oasi, piccoli bacini improvvisati e ricolmi di un'acqua trasparente, che si schiarisce al contatto con i dorati granelli di sabbia e si illumina al rifrangersi dei raggi solari.


 
Non era la solita escursione, eravamo alla ricerca delle "Rose del deserto".  Non fioriscono né appassiscono, ma al pari di un fiore vero hanno bisogno della presenza di acqua. Sembrerebbe proprio un fiore nato nella sabbia, tra le dune multiformi, con i suoi petali piatti e allungati e la tipica colorazione che sfuma dall’arancione al giallo-ocra. In realtà, si tratta di un aggregato di cristalli lamellari di gesso con inclusioni di sabbia che si origina unicamente in condizioni ambientali e climatiche ben precise.

 
Complice la piacevolezza climatica, ci siamo lasciati coccolare dalla brezza del vento e abbiamo appena spolverato la superficie sabbiosa di alcune dune per raccogliere alcune rose in formazione.
 
 
Ci siamo spostati di poco, lasciando il nostro bottino al riparo, per osservare un allevamento di cammelli in lontananza.

 

Ormai il nostro "saccheggio" era terminato e stiamo per riempire il portabagagli delle macchine, quando un saudita si apposta e ci chiede se fossimo interessati al fiore per eccellenza. Lo rassicuriamo, dicendogli di aver trovato le rose, quando ci spinge a seguirlo con le macchine. Siamo tutti un po' perplessi, ma ci lasciamo convincere dalla sua sorridente insistenza! Ci mettiamo al suo seguito, fin quando non troviamo dei cammelli che ci attraversano amichevolmente la strada...
 
 
Allora lui scende e si avvicina con estrema naturalezza, ci spiega che fanno parte del suo personale allevamento.
 
Ma la meta non è ancora raggiunta, a poca distanza in pieno deserto, parcheggiamo e siamo colpiti da queste rocce petaliformi bellissime. La forma stagliata e ben definita non aveva nulla a che vedere con le precedenti.

Grazie Hamad di averci portato in un luogo così magico. Il cielo si colora pallidamente di tramonto, sullo sfondo si intravedono altri cammelli, l'ocra delle rose sul verde della vegetazione spontanea, la brezza che ci culla.
 


In una non semplicissima comunicazione, Hamad spiega di essere un insegnante di arabo, ma che ama allevare cammelli.
Ci racconta di averne accudito uno sin dai primi giorni dopo la nascita, di averlo nutrito di latte per aver perso la madre. Gli chiede di avvicinarsi e approcciarci, docile e mansueto. Con un gesto gli fa capire di chinare il capo, così che possiamo accarezzarlo. Un'esperienza che racchiudeva in sé tutta la dolcezza e la ricchezza contenutistica di questo rapporto.


No, non uno sceicco, un uomo, un uomo qualunque in un mondo fuori da ogni confine, che alza lo sguardo al cielo e sente una ricchezza immensa.
 
 
Infine ci invita a proseguire il percorso, a raggiungerlo dove fisicamente si trovano i recinti dell'allevamento. Siamo ancora osservatori attenti ed incuriositi: in un angolo una mamma che allatta il suo cucciolo,

 
all'interno del recinto il cammello bianco, quello raro e costoso,
 
e poi le casette in legno, poste su un piano rialzato per non essere sommerse dalla sabbia.
 
 
Tutto intorno sembrano i fotogrammi di un vecchio ed affascinante film.


 
Ancora un regalo: si avvicinano con una grande ciotola contenente latte caldo, appena munto, ricco di schiuma. Noi donne, un po' più guardinghe rispetto all'eventuale carica batterica che avrebbe potuto contenere ci siamo astenute, ma i nostri coraggiosi uomini si sono avventurati nella degustazione, affermando di aver trovato questa esperienza davvero piacevole!
 
 
Hamad ci apre anche la sua tenda, e lega i tessuti alle estremità laterali. Si entra in questo salotto ricco di tappeti e divanetti dalla tipica tappezzeria rossa a motivi geometrici e con tanto di televisione (al di sotto della copertura plastificata).
 
 
E, più al riparo, l'angolo cucina, dove ci sono i fornelli elettrici, ma anche il più classico camino, dove poter mettere la legna e accendere il fuoco. A vista c'è il mortaio per pestare i chicchi di caffè, ma sullo scaffale non mancano tè e spezie!
 
E' ora di congedarci e veniamo invitati a tornare per trascorrere un camping più rilassato!
Essere destinatari di tanta generosa ospitalità ci riempie di gratitudine. Siamo ospiti, ma anche parte di questa cultura affascinante che ama disvelarsi!  
 

domenica 26 marzo 2017

Da "shabby" a shabby chic

L'aggettivo inglese shabby letteralmente significa "trasandato, malandato" e solo più di recente, accostato a chic, sta ad indicare questo stile decorativo che sembra voler recuperare vecchio mobilio, fino a renderlo anche molto elegante. E' quello che è accaduto in Arabia Saudita: si è passati dalla vita nomade ridotta all'essenzialità dei beduini ad una vita metropolitana opulenta ed altamente industrializzata.

Questa volta vi porto in giro per caffè e sale da tè, che trovo particolarmente esemplificative di questa transizione, che comunque ci tiene a preservare i tratti caratteristici della tradizione ancestrale.

Fa sorridere l'idea di andare in alcuni dei locali tradizionali ed essere ospitati a terra su degli immensi tappeti, adagiandosi su degli appositi cuscini oppure su delle più semplici panchine in legno.

 

Gli ambienti cercano di solito di ricalcare gli interni delle tende beduine, con tappezzeria ed oggetti tipici appesi ai muri, di solito bianchi e ruvidi.


La semplicità degli interni viene spesso ripagata dagli odori intensi delle spezie che accompagnano tè e caffè. La classica caffettiera araba in ottone con il beccuccio ricurvo ospita il caffè al cardamomo oppure la panciuta teiera che spesso ospita le diverse versioni del chai. Non esiste una via di mezzo, sono profumi che o si amano o si odiano. Il sapore del caffè differisce totalmente dal nostro espresso ed è fortemente aromatico. Possono essere serviti accompagnati da datteri oppure dai tipici dolci ricchi di frutta secca e miele.  Ed è con orgoglio che questi locali sono ospitati anche all'interno dei più lussuosi souq dei centri commerciali.


Ed ecco contrapporsi i cafè "Petit Paris", "Boulangerie", "Madeleine", "Pattis France" a ricalcare un'atmosfera lontana, elegante e lussuosa. I salottini dai colori pastello
oppure in toile de jouy,
composizioni di fiori, ampie vetrate, candele, un rilassante sottofondo musicale sono l'ambientazione di un luogo che riconosce ed attesta l'upgrade sociale. La posateria e la porcellana è raffinata ed in abbondanza.  I menù ospitano sempre ampie selezioni di tè, infusi o caffè. La pasticceria è rigorosamente francese, cultori di macarons, ma anche aperti all'internazionalità di una cheese cake, pancakes e waffles.
Associo sempre questi locali con la mattina, quando il sole filtra dalle vetrate e ti scalda, sorseggi un tè, assapori un dolce e godi della rilassatezza del momento, della pacatezza dei colori tenui, dell'ascolto di una musica delicata e appena accennata.
E se poi volessimo allungare il titolo potremmo aggiungere che il rischio è di scadere nel kitsch, quando si va oltre per cercare l'originalità, il locale che diventa trendy ed attira molti clienti e consumatori. E' il caso, a mio parere, del "Pink Cafè", dove ovviamente impera un rosa accecante insieme all'oro e ai cristalli.
Non voglio denigrare il locale, dove, tra l'altro, si mangia bene ed hanno un servizio anche piuttosto curato, si tratta esclusivamente di una questione estetica!            

domenica 19 marzo 2017

Natura e misticismo

E' bastato percorrere qualche chilometro per giungere in un luogo diverso. Qui difficilmente si parte senza conoscere la meta, quindi non eravamo completamente inconsapevoli di dove stessimo andando, eppure l'arrivo è stata una scoperta... gli occhi meravigliati davanti ad uno spettacolo naturale davvero grandioso. E' nella zona di Al-Hofuf, area della regione di Al Sharqiyah, dominata da una immensa oasi, che ospita circa tremila palme e nota per essere abitata da una minoranza sciita, mentre la maggioranza della popolazione saudita è di orientamento sunnita.
Eppure non è solo il verde a dominare, protagonisti sono ancora i colori del deserto. L'ocra che invade una vasta area rocciosa, ricca di gigantesche conformazioni dalle strane protuberanze, che assumono le sembianze di immensi funghi.
 
Proseguiamo il nostro tragitto e ci inerpichiamo con la macchina verso una collina da cui avere, nonostante la giornata nebbiosa, una visione d'insieme dell'oasi.
 
Strano osservare anche dall'alto queste conformazioni rocciose completamente amalgamate all'interno del complesso urbanistico della città!
 
 
Infine arriviamo nei pressi di questo sito turistico emergente e ben strutturato.
 
Non sono stata in grado di trovare studi di stampo archeologico su questo sito e mi è stato confermato che, nonostante l'organizzazione a sfondo lucrativo-turistico, non sono state fatte ricerche storiografiche in merito. Navigando online "ho scovato" un articolo scritto a tre mani da Mahbub Hussain, Fadhel Al Khlifah, Nazrul Islam Khandaker, tre geologi che hanno analizzato la conformazione rocciosa del luogo. Innanzitutto sostengono che si tratti di un intricato sistema di grotte, sviluppatosi nell'arenaria marna e argilla calcarei della Formazione di Hofuf durante il Miocene Superiore e Pliocene Inferiore.
Le montagne di Al Qarah sono note per i gli alti passaggi, lineari e netti all'interno delle caverne e per gli angusti e stretti canyons. La formazione di questa zona vede un'alternanza di intervalli di rosso e il grigio dovuti alla dominanza di arenaria calcarea. I sedimenti calcarei mostrano, in alcune aspetti morfologici, la presenza di palygorskite, poiché i sedimenti delle grotte erano depositati in un fango di stampo lacustre. Le grotte sono oggetto di interesse sia geologico che geomorfologico. Eppure la loro attrattiva, nel passato, è stata rappresentata anche dal fatto di essere raggiunte da persone a scopo di visita o commercio.


L'entrata principale dell'intero comparto è situata all'estremo orientale, che guarda all'intera piantagione di palmeti dell'oasi di Al Haza. Dove è situata l'entrata siamo su una collina a 75 metri dal livello della strada locale. In effetti è una zona dove c'è un alternarsi di altipiani e subito accanto scoscesi strapiombi. Anche la conformazione di questi funghi, non lontani dalle grotte, è esemplificativa. A differenza di altre grotte l'interno non risulta melmoso, circola esclusivamente polvere portata dal vento e guano. Come suggerito dalle esposizioni  dei muri esterni, i processi di formazione sono tuttora in fieri e le aperture rocciose potranno ancora ampliarsi ed assumere conformazioni ancora più originali.   

Ma entrarvi all'interno, alzare lo sguardo verso l'alto, intravedere questi raggi di luce che filtrano, osservare il gioco di ombre che si creano con l'illuminazione artificiale, ascoltare un melodico sottofondo arabeggiante, rinvia ad un percorso mistico.
 
Capisco che le citazioni coraniche abbiano un fascino sul visitatore che sente un filo conduttore verso alcunché di trascendente.
La maestosità che impera lascia sognare tempi lontani, misteriosi, non studiati, appena accennati con degli artistici graffiti che rimandati alla civiltà ittita. Non ci sono attestazioni, eppure si respira qualcosa di atavico in questo labirintico percorso all'interno di queste scoscese cavità. Un estremo senso di piccolezza e finitudine rispetto alla maestosità imperante della natura.