martedì 4 ottobre 2016

Giappone: è solo questione di diversità!

Sono stata a lungo a pensare se parlarvi della mia esperienza estiva in Giappone. Mi chiedevo se avesse attinenza con le tematiche del blog... In fondo credo siano pagine di questa avventura più ampia e di confronto con la diversità di queste culture. Un viaggio che vi racconterò attraverso non solo i luoghi, ma le emozioni, le avventure e gli incontri che ci ha regalato!
 
Arriviamo in serata a Tokio e, dato che il nostro albergo risulta abbastanza centrale ci riserviamo una passeggiata nel quartiere. Siamo a Shinjuku e camminare lungo le sue vie significa subito godere del fascino della metropoli notturna, ricca di luci e di immense insegne colorate.
Da subito la prima atipicità: le insegne sono tante, accecanti e questo perché, essendo una città sviluppata in altezza, significa che ogni edificio ospita più locali e negozi. Spesso si entra in un ingresso dove si trova semplicemente l'ascensore, che poi porterà al locale prescelto. Anche qui non mancano personaggi che cercano di attrarre clientela e spesso lo fanno facendo oscillare in aria enormi cartelloni, oppure utilizzando delle ragazze che vestono alla maniera dei manga (il tipico fumetto giapponese).       
Come scegliere il locale dove mangiare? Attraverso un sistema che definirei "user friendly"!!! Hanno messo il cibo in vetrina! Delle vere e proprie riproduzioni in plastica dei diversi piatti serviti all'interno.
 

Non è geniale? Man mano che il mio racconto prenderà forma, capirete che questo popolo è quanto di più efficiente e comunicativo.
Ma Shinjuku è anche il nodo nevralgico de negozi di elettronica. Inutile dirvi cosa significhi entrare in un negozio, che non è un negozio, ma un insieme di piccoli venditori ciascuno specializzato in un settore.
E poi giri l'angolo, a poca distanza una strada dal mood romantico, che ti riporta indietro nel tempo, ad un Giappone più tradizionale.
Non ci sono più le insegne coloratissime, siamo quasi in penombra, solo lanterne appese ai muri; i locali sono molto piccoli, giusto lo spazio di un bancone e pochi sgabelli per degustare un drink.
Pochi passi e stanno girando un film: una scena d'amore. Ci lasciano osservare: il ciak, gli attori, le loro battute... sebbene non sia possibile afferrare cosa stiano dicendo, siamo già parte di questo filmogramma: il nostro!
 

lunedì 8 agosto 2016

Bianco candore maschile

Mi sembra giusto, dopo aver dedicato due post all'abbigliamento femminile, per par condicio, dedicarne uno all'abbigliamento maschile. Se il nero la fa da padrona nelle vesti femminili, qui è il bianco. Due colori non colori, l'uno che rimanda all'abnegazione di colore e l'altro che sembra voler sottolineare lo slancio dato alla figura maschile. 
Il thobe, questo il nome del tipico abito, è ricavato da un tessuto in cotone molto leggero e, soprattutto in estate, date le alte temperature, il bianco aiuta a riflettere il sole. In inverno il cotone è sostituito dalla lana, ma il modello è lo stesso.
E, nonostante sia possibile trovarne di già preconfezionati, la maggior parte vengono cuciti su misura, grazie agli abili sarti, le cui botteghe imperversano nei viottoli dei souq come nelle aree più lussuose dei griffatissimi centri commerciali.
Altro accessorio non secondario è il tipico copricapo: il guthra, composto di tre parti.
Innanzitutto il taqiyah, una sorta di cappello da preghiera musulmano, fatto di cotone intrecciato per facilitare la traspirazione. 
Poi l'agal, un cordone nero che serve a fissare il guthra e che ha antiche origini, poiché era la briglia per i cammelli.
Infine, il fazzoletto rosso a quadretti bianchi di forma rettangolare che viene posto a triangolo sulla testa, di modo che ricada sulla nuca per un lato e sulle spalle per gli altri due. Il suo scopo è proteggere la testa dai raggi solari ed eventualmente coprirsi il volto in caso di tempesta di sabbia. 

E soprattutto in estate è facile che vengano indossati dei sandali.

Eppure la veste maschile che più mi ha colpita è stato quando in aeroporto ho visto imbarcarsi dei pellegrini per la Mecca. L'hajji, il pellegrinaggio, significa letteralmente "dirigersi verso" e costituisce il quinto dei pilastri dell'Islam. Ogni fedele che ne abbia l'opportunità fisica ed economica, è obbligato a compierlo almeno una volta nella vita. In questa occasione, il fedele è chiamato ad indossare l'ahram. Gli uomini devono indossare due pezzi di stoffa privi di cuciture: l'izar intorno alla vita e il rida sulle spalle. I due pezzi che lo compongono sono simili al sudario.
Trovo bellissimo il senso di questa veste: è una prova di fratellanza e di uguaglianza, un invito all'unità, un'indicazione del fatto che l'essere umano è uscito da ogni abbellimento e legame mondano, e si presenta al cospetto di Dio nella sua purezza.
Di seguito un'immagine tratta dal web.



Concordo con il detto "l'abito non fa il monaco", ma qui è il caso di affermare che l'abito fa una cultura! Attraverso tessuti, colori, modelli e copricapo passa il messaggio di un'appartenenza ancestrale alla comunità musulmana.

mercoledì 3 agosto 2016

Burqini vs. bikini


Ed eccoci all'estate, al caldo cocente che richiama un po' tutti ad attenuare la sopportazione delle alte temperature su spiagge ventilate. Non solo, il mare è anche campo di libera denudazione, almeno per la nostra cultura. Oggi i tabù legati al pudore di coprirsi sono praticamente inesistenti, anzi c'è grande rispetto anche per chi sceglie di praticare il naturismo.  La concezione araba è appunto esattamente agli antipodi! Se una donna in bikini non scandalizza nessuno, nella cultura araba è fonte di abnegazione totale.
Prima ancora di arrivare in spiaggia, ci si accorge di tutto ciò camminando nelle corsie dei supermercati. Nello specifico, laddove vengono venduti gli accessori per bambini, quali braccioli, ciambelle, lettini e piscine gonfiabili. Le immagini che mostrano l'oggetto, essendo di manifattura non araba, mostrano delle donne in bikini, che vengono successivamente censurate prima che l'oggetto venga messo in vendita.
Cosa indossa quindi una donna araba che voglia nuotare? Il burqini, che vi mostro nelle foto di seguito, tratte navigando nella rete ed in questo caso indossati da manichini:
 

Occorre specificare che proprio in rispetto della divisione di genere applicata, non c'è alcuna abitudine di recarsi in spiaggia, non c'è alcuna abitudine di sottoporsi ad ore di sole per abbronzarsi, al più risulta piacevole nuotare e prevalentemente in piscina. Tutto ciò nonostante le acque del mare siano sicuramente più azzurre ed invitanti di alcune acque del nostro mare italiano. Quindi cosa indossare quando si va in piscina dipende molto spesso da una scelta individuale: può essere burqini e shorts, il solito lungo abaya, un top senza maniche e pantaloni larghi. Cosa diversa quando ci sono feste in piscina riservate a sole donne, dove ciascuna si può sentire libera di indossare anche solo il bikini e dedicarsi ad un'abbronzatura totale.
Possono anche esserci feste in cui vengono invitati sia uomini che donne, ma i tempi di fruizione della piscina vengono separati: pertanto le donne quando sono in piscina possono vestire ciò che preferiscono e gli uomini sono tenuti a rispettare questo momento con attività da svolgersi in casa e viceversa. Le donne, comunque, amano nuotare ed è per questo che molte ville sono dotate di piscine private.
Ovviamente anche gli hotel sono dotati di piscine esterne, ma solitamente le donne non vi si immergono, proprio per evitare di essere oggetto dello sguardo maschile. Preferiscono di gran lunga le piscine interne che garantiscono degli orari riservati alle sole donne nell'arco della giornata, con un controllo esterno da parte della security, affinché gli uomini siano impossibilitati ad entrare.
Quando vi ho parlato di compound, vi spiegavo che sono esattamente il "mondo rovesciato" all'interno dell'Arabia, dove non devono essere rispettate le leggi previste al di fuori. Lo ribadisco perché anche sulla questione burqini funzionano alla maniera occidentale. Quello che riporto di seguito è l'avvertimento, utilizzato all'interno di un compound, che vieta di indossare il burqini o l'abaya dentro la piscina comune nei giorni prefestivi e festivi.
 
Questo avvertimento, come è facile immaginare, è molto combattuto e controverso nella quotidianità dei fatti. Oggi i compound non sono abitati esclusivamente da occidentali, ma anche da famiglie arabe oppure originarie di altri paesi di cultura musulmana e questo significa che non sono portati a rispettare tale indicazione. Sono due punti di vista antitetici e poco concilianti. L'uno sostiene la mancanza di igiene ad utilizzare vestiti integralmente indossati all'interno di piscine comuni, gli altri sostengono il rispetto delle proprie indicazioni religiose.
Spesso mi chiedono cosa ne pensi e posso dire che il mio è un atteggiamento sempre di grande rispetto nei confronti delle scelte di vita altrui, posso dire che il mio occhio si è abituato ad osservare queste donne integralmente coperte nella maggioranza delle circostanze, ma posso anche dire che forse il mio cuore ancora fatica ad accettare...



martedì 19 luglio 2016

Expat in Saudi: una vita o forse due!

Sto trascorrendo l'estate in Italia, altra stravaganza di questa nuova scelta di vita. Accade che intorno agli inizi di giugno, quando il termometro comincia a superare i 40 gradi centigradi, la maggior parte delle donne espatriate tornino nei loro paesi di origine, eventualmente accompagnate dai figli. La motivazione climatica ha fatto sì che molte delle attività normalmente in essere non fossero disponibili nei mesi estivi. I compound diventano alquanto desolati e prevalentemente abitati dagli uomini che devono lavorare. 

Sono al mio secondo rientro e noto che le persone che incontro diano per scontato che della terra saudita non mi possa mancare nulla... Ma forse non è così... È un mood che ti entra dentro, difficile da spiegare e tutto da vivere. È ben rappresentato da questo video, che vi invito a vedere: https://youtu.be/Fx5HaTFgPB0
La bellissima musica di Buonvino sposata al sound delle parole arabe, le immagini di deserti, beduini, cammelli, di tramonti variopinti, di un grosso sole calante sulle onde del mare, dei pinnacoli delle moschee che svettano alti verso il cielo. E inoltre, una curiosità non ancora saziata di conoscere questa misteriosa cultura.

E allora capisci che è difficile spiegare cosa c'è in Saudi e pensi che, invece, sai tutto della tua terra, dei tuoi affetti, dimenticando di non esserci stato per del tempo. "Panta rei"... Ti accorgi di aver perso il fluire delle vite altrui. Il cambiamento non c'è solo spostandosi geograficamente in un luogo lontano, ma è di giorno in giorno, proprio quello che tu non hai vissuto e condiviso. Da un nipotino che comincia a fare discorsi che ti sorprendono, ad un amico che ha cambiato lavoro, un familiare che ha superato una malattia, a chi ha più profondamente rivisto il proprio modo di essere. Come piazzarti in questo intermezzo, in questo qui ed ora? Devi trovare la strada per ricreare un equilibrio di interazione! 
Dialogando con una cara amica le spiegavo questa sensazione di avere una vita sdoppiata e non solo logisticamente. Ma in fondo se alzo gli occhi al cielo posso vedere la stessa luna,
 
se guardo dalla finestra posso rimanere affascinata da un meraviglioso tramonto,
 
...le orme sono impresse su un unico cammino, quello che percorriamo nella nostra unica e preziosa vita!

giovedì 16 giugno 2016

Il senso del Ramadan

Come per le nostre festività, ci si scambiano gli auguri: "Ramadan Kareem!", significa ti auguro un "Che sia un Ramadan generoso!", poiché è il tempo della generosità e del ringraziamento per tutto ciò che si ha. "Ramadan Mubarak!" che è più celebrativo e significa "Congratulazioni, è Ramadan!" e vuole esprimere tutta l'eccitazione per le benedizioni che questa festa porterà con sé.

Eppure, nonostante questi ben auguranti saluti, come non meravigliarsi di fronte al fatto che i Musulmani rimangano a digiuno per un intero mese con il caldo impressionante delle giornate estive. E quando parlo di caldo, mi riferisco a temperature che in questi giorni sfiorano i 45 gradi centigradi!
Innanzitutto bisogna dire che il digiuno non è un'invenzione musulmana. E' una pratica spirituale comune a molte religioni. I musulmani digiunano durante il nono mese del calendario lunare. Sono chiamati ad astenersi dal mangiare, dal bere, dal fare sesso, dal parlare in modo scurrile e dal seguire cattive abitudini durante le ore del giorno, dall'alba al tramonto, e questo ogni giorno per un intero mese. Il periodo, dovendo seguire il calendario lunare, significa che cambia ogni anno.
E comunque il digiuno non  va visto come una forma di tortura. Coloro che sono troppo giovani, anziani, deboli, malati, donne incinta, in periodo di allattamento, o durante il ciclo mestruale, o coloro che viaggiano ne sono esentati.

Per i credenti è una manifestazione di fede. Durante il mese di Ramadan il musulmano digiuna totalmente dall’alba al tramonto da ogni tipo di assimilazione alimentare solida, liquida o gassosa, (quindi cibo, bevande, acqua compresa, integratori), si astiene dal fumare e dall’avere rapporti sessuali (anche non completi). Tale digiuno fisico (zahir), astenendosi dai piaceri del “ventre e del sesso”, rappresenta solo la prima di tre necessarie componenti. Le altre due sono quella mentale (concretizzata nell’astensione da cattivi pensieri e azioni, dall’evitare litigi, eccessi d’ira e calunnie, nell’aiutare i poveri, nel perdonare le offese, senza rispondere con lo stesso ego ricevuto) e da una componente spirituale (bathin), (che sviluppa il “ricordo” di Dio (Dhikr), sollevandolo dalle “preoccupazioni della vita terrena”).
 
In pratica, il tutto, si traduce in un corso di disciplina e self-control. Può richiedere una grande forza di volontà il non dissetarsi con un bel bicchiere di acqua ghiacciata durante una giornata caldissima, e decidere di attendere 16 ore prima di poter essere in grado di poterlo bere! Ma alla fine il gusto di quel bicchiere di acqua ghiacciata risulterà sublime! Si arriverà ad apprezzare ciascuna goccia di acqua, ciascun granello di cibo. E si apprenderà il senso di gratitudine!
 
Questa esperienza va moltiplicata per bilioni di persone che esperiscono questa pratica contemporaneamente. Immaginate centinaia di migliaia di persone, sedute davanti a del cibo senza mangiarlo, solo in attesa di sentire il segnale: il richiamo alla preghiera, l'unico che li rende autorizzati a mangiare e bere di nuovo, tutti insieme, in ogni parte del mondo.
 

Questo esercizio di rimandare una gratificazione produce un cambiamento nella propria vita. Implica che si incrementi fortemente la propria autodisciplina per astenersi dalle cose che si amano... e questo sforzo dovrebbe traslarsi più facilmente rispetto, poi, all'astenersi da tutto ciò che è negativo, da tutto ciò che è "haram" (letteralmente significa "proibito"), ovvero situazione o comportamento vietato dalla religione islamica. E' spesso difficile comprendere la filosofia che muove questa pratica. Ad esempio, se si è implicati in cattive relazioni, immersi in pessime abitudini, demotivati nel migliorare ed incapaci di cambiare questo scenario, cosa insegna il digiuno? Ti fa apprendere che puoi sentirti di nuovo capace di riprendere il controllo sulla tua vita, così sarà più facile trovare il percorso che ti permetterà di cambiare e raggiungere l'obiettivo.
Digiunare fa riprendere in mano il controllo delle proprie emozioni. Non si è più schiavi del proprio corpo e dei propri desideri. Si impara ad avere il controllo di se stessi e su se stessi. Sei tu a controllare loro e non loro a controllare te. E si diventerà in grado di decidere quando mangiare e quando fermarsi, quando soccombere e quando astenersi. Si diventerà liberi dalla dipendenza da caffè, zucchero, sigarette, ecc. Si potrà controllare la propria fame, le proprie paure, i propri pensieri ed emozioni, buone e cattive. E' un'efficace esercizio sulla propria forza di volontà.

Questa pratica è oltremodo salutare, è una forma di disintossicazione della mente e del corpo dalle tossine accumulate durante tutto l'anno. Quando lo stomaco e l'apparato digerente si prendono una pausa, mente e spirito si purificano. Contrariamente a quanto si possa immaginare, durante le ore di digiuno, si legge più chiaramente la propria interiorità, si riesce a pensare in modo più chiaro e profondo. Ed è più facile contemplare, analizzare e trovare soluzioni ad alcuni situazioni pressanti e complicate.

Il Ramadan è anche un'attività comunitaria per rafforzare obiettivi sociali, migliorare relazioni familiari e comunitarie. E' il momento in cui si creano gruppi di studio e di approfondimento, gruppi di volontariato e di beneficenza. Negli ultimi dieci giorni di questo periodo, le persone sono incoraggiate a trascorrere del tempo in solitudine per meditare, riflettere e studiare strategie per apportare dei cambiamenti nella propria vita. E' come se fosse una scuola di addestramento annuale per migliorare la propria vita e questo vale per un bilione di musulmani in tutto il mondo.

Quest'anno, altri leader religiosi mondiali hanno deciso di praticare il digiuno insieme ai musulmani per incoraggiare la pace, la comunicazione, la comprensione ed il rispetto per la diversità. Questo dovrebbe essere il vero spirito del Ramadan.

Mi raccontava la mia insegnante di inglese che in questo periodo dell'anno è pienissima di lavoro. Riceve, infatti, molte richieste per incrementare le proprie lezioni: i musulmani che sanno leggere il verso significato di questa festività lo vedono come opportunità per migliorarsi anche a livello di crescita culturale.

Che poi, il tutto si traduca in qualcosa di diverso, il motivo si deve rintracciare in uno storpiamento commerciale di queste festività, così come è avvenuto per noi con il Natale. Anche a causa dei messaggi mediatici, il Ramadan si è tradotto nel trascorrere la giornata stando il più possibile in ozio e dedicarsi a feste luculliane ricche di cibo durante le serate. Sfortunatamente, molti preservano la tradizione, ma ne dimenticano il vero significato.

A seguire alcune foto dello spirito festaiolo... addobbi di case,
il patio decorato delle abitazioni,
il buffet di un iftar, il pasto serale che rompe il digiuno quotidiano.

Il mio augurio è che questo sforzo attentivo, che si esplica nella figura dell'"impegno", possa non essere relegato all'interno, ma che la "porta dischiusa del cielo" possa essere conquistata anche dimostrando rispetto ed integrazione per persone di credo diverso!

mercoledì 1 giugno 2016

Kuwait - Parte Seconda "Piacevoli incontri fortuiti e avventure inaspettate!"

Ci svegliamo di mattina presto, un po' come d'abitudine con i ritmi sauditi, ci connettiamo con il mondo e tramite Facebook scopriamo che il nostro amico Anwar, il ragazzo giordano incontrato a Doha, è anche lui a Kuwait City e quindi ci mettiamo subito d'accordo per un incontro serale. Davvero alle volte capitano inaspettate coincidenze!
In mattinata ci dirigiamo all'antico rimodernato Souq Al-Mubarakiya. Si presenta con grandi viali coperti da tettoie in legno per riparare dal caldo, considerando che è maggio e siamo già a 43 gradi! Ed i vari negozi sono inseriti in questa struttura in cemento ed hanno tutti le classiche porte in legno.

Eppure ci sono anche alcune parti più vecchie non ancora ristrutturate qua e là, quasi a ricordare i tempi passati di un paese devastato da una guerra.
E si susseguono banchi con i vestitini tipici per le bambine,
banchi di frutta che potrebbero lontanamente somigliare a quelli provenzali per l'attenta cura nell'esporla,
banchi di dolciumi, di quelli dolcissimi, al limite dello stucchevole immersi nel miele,
i banchi della carne, che viene tagliata davanti agli occhi dei passanti,
i banchi del pesce,


i banchi che vendono teiere in ceramica smaltata.
Non ho fonti attendibili, ma sembrerebbe che queste teiere e portavivande fossero prodotte nell'Europa dell'Est (l'unica conferma mi è arrivata da una mia amica bielorussa che mi raccontava che anche sua nonna aveva un oggetto simile, della stessa manifattura, e lo utilizzava per tenerci il latte) e poi raggiungessero i paesi arabi per essere utilizzati dai beduini nel deserto proprio per il mantenimento dei cibi.
Altro oggetto interessante sono queste ciotoline coloratissime e coperte che servono, nella cultura culinaria araba, per contenere le loro salsine o gli intingoli da mettere all'interno del loro pane, come il classico hummus.
Nel nostro girovagare tra i viottoli, arriviamo ad una piazzetta dove il calore ci invade in un crescendo, ma la vista dei forni accesi ci fa presto comprendere il motivo. Il profumo del pane appena sfornato risveglia anche un leggero languorino e chiediamo se possiamo averne una porzione da portare via. Non solo sono così gentili da offrircela in segno di ospitalità, ma mi permettono anche di fotografare le varie fasi di cottura. La sfoglia circolare di pane viene attaccata alla parete dell'incavo sferico del forno. Non appena pronto viene staccato con una pala e di solito mangiato nell'immediato!
Assaporando il nostro pane caldissimo ci dirigiamo verso l'esterno a guardare i murales della parete dell'edificio di fronte all'ingresso del souq.
Ma è quello stesso pane che attira una turista incuriosita dal nostro insolito (per la cultura locale ci si siede, ci si accomoda intorno ad un tavolo e il cibo è sempre da accompagnamento a dei momenti di dialogo) mangiare camminando. Ci chiede dove potesse trovarlo anche lei e, tra un'informazione all'altra, ci scambiamo qualche dettaglio personale circa paesi di provenienza e sul perché visitare un paese inconsueto rispetto al normale circuito turistico. E così Mara ci spiega che, nonostante le sue origini spagnole, vive a Maui, una delle isole delle Hawaii e che ha come obiettivo quello di voler visitare cento diversi paesi, una globetrotter in pieno stile!  
E così la strada si fa percorso da condividere, osservando le prime decorazioni per l'imminente Ramadam.
Interessati, incuriositi dalle reciproche esperienze di vita, decidiamo di proseguire la visita della città insieme!

Kuwait - Parte Terza "Piacevoli incontri fortuiti e avventure inaspettate!"

Nuova destinazione le Kuwait Towers, un  sito costituito da tre torri che si stagliano alte verso il cielo blu. Soltanto due sono visitabili ed in una è ci sono ristoranti e caffè, nell'altra è possibile salire in alto tramite un ascensore e godere all'ultimo piano della vista sulla città a 360 gradi, grazie ad una pedana rotante.
Lungo la strada incontriamo la grande moschea, purtroppo in via di restaurazione e quindi non visitabile.
 
Siamo in macchina anche con Mara, impostiamo il navigatore e step successivo sarà la Mirror House. Purtroppo l'indirizzo inserito non risulta sufficiente e finiamo in tutt'altra area della città. Ci fermiamo per chiedere indicazioni, fin quando una gentile signora kuwaitiana non ci fa accompagnare dal suo autista personale direttamente davanti alla nostra meta! Parcheggiamo e siamo da subito colpiti dalla particolarità esterna di questo edificio.
Eravamo consapevoli che, non essendo riusciti a chiamare per fissare un appuntamento, avrebbero tranquillamente potuto negarci la visita. Ci viene ad aprire Hamad, nipote della proprietaria della casa, che si scusa dicendoci che stavano girando un fotoshooting documentario della casa, ma che poteva farci fare un giro veloce! Persona deliziosa, appena apprende che siamo italiani, ci spiega che lo è anche la signora Lidia, proprietaria della casa, originaria di un paese vicino Padova. E da qui inizia il racconto di un'affascinante storia d'amore. Khalifa Al-Qattan sposa Lidia nel 1958 e lei lo segue in Kuwait. Potrete ben immaginare cosa potesse significare scavalcare in quel periodo tutte le regole dei matrimoni combinati. Kalifa è, inoltre, un artista, fondatore del Circolismo, e portare l'arte in un paese dove questa sensibilità non è sentita, è oltremodo significativo. Eppure a rendere famosa questa abitazione è Lidia, poiché la casa cominciava ad essere rovinata in molte sue parti dalle termiti e lei, durante uno dei viaggi per una mostra d'arte del marito, sfida la solitudine decidendo di decorare un armadio. Lo farà risplendere di nuova magia ricoprendolo con un immenso numero di pezzettini di vetro, messi insieme come in un mosaico. Inutile dire che il marito ne rimarrà estasiato e la spronerà a continuare. Grazie a questa passione Lidia creerà ambienti particolarissimi, al limite del surreale, anche se di uso quotidiano.
E quindi procediamo di stanza in stanza: la cucina,
il bagno,
il salotto dedicato ai pianeti e all'astronomia, con tanto di lampade studiate per rendere luminoso l'ambiente,
lo studio,
 

corridoi e scale.
Dalle scale si accede al piano superiore dedicato ad un'esposizione permanente di opere d'arte di entrambe gli artisti della famiglia. Tra queste spicca l'opera più importante di Khalifa Al-Qattan,
che descrive un sogno: ci sono i sei paesi arabi a cui il Kuwait ha dato aiuto, che lui crede volteranno le spalle al suo paese. E lui che si immagina venga poi imprigionato per queste sue tesi politiche.
Ed il tour non può che concludersi in una stanza della meditazione. I sensi vengono stimolati ad allertarsi, in questo ambiente ci sono pianeti che ruotano, luci colorate a ricordare le stelle ed immensi cieli notturni, una musica giapponese di sottofondo che ti lascia immergere nei tuoi pensieri.
Grazie Hamad per averci condotto in questa esperienza di pionierismo antesignano di radicali cambiamenti culturali.
Aver condiviso questa particolare visita con Mara ci ha resi amici e così decidiamo di separarci per un po' di ristoro e rivederci in serata.
Ci rincontriamo al Marina Mall, centro commerciale che si affaccia sul mare. Ci godiamo un bel tramonto,
e la spiaggia notturna!
Ed il cerchio amicale si allarga! Ci raggiunge anche il nostro amico Anwar, con la famiglia di sua sorella e suo zio. Di nuovo insieme in uno dei paesi del golfo, alle volte il mondo è piccolo e riserva quelle sorprese che deliziano la vita!